
L'osmosi inversa è la tecnologia più completa per ridurre sali, nitrati e contaminanti disciolti nell'acqua. Non è però la risposta a ogni problema: capire come funziona aiuta a scegliere bene.
Come funziona
In natura l'osmosi fa passare l'acqua da una soluzione meno concentrata a una più concentrata attraverso una membrana semipermeabile. Nell'osmosi inversa una pompa applica una pressione superiore alla pressione osmotica e inverte il processo: l'acqua attraversa la membrana, mentre sali e contaminanti restano dall'altra parte.
Dall'impianto escono quindi due flussi: il permeato, cioè l'acqua trattata, e il concentrato, che porta via ciò che la membrana ha trattenuto.
Che cosa rimuove
- Sali disciolti come cloruri, solfati e sodio: in genere oltre il 95%.
- Nitrati, frequenti nelle falde delle zone agricole.
- Arsenico e metalli pesanti.
- Durezza, cioè calcio e magnesio.
- Batteri e virus: la membrana è una barriera fisica, ma a valle è comunque buona norma prevedere una disinfezione.
Com'è fatto un impianto
- Pretrattamento. Filtri a sedimenti, carboni attivi o colonne filtranti proteggono le membrane da torbidità, cloro e ferro.
- Dosaggio. Un prodotto antincrostante evita che i sali precipitino sulle membrane.
- Pompa ad alta pressione. Fornisce la spinta necessaria: più l'acqua è salina, più pressione serve.
- Membrane. Alloggiate in contenitori a pressione (vessel), sono il cuore dell'impianto.
- Post-trattamento. Debatterizzatore UV ed eventuale correzione dell'acqua in base all'uso.
- Quadro di controllo. Tiene sotto controllo pressioni, portate e conducibilità.
Quando serve davvero
L'osmosi inversa è la scelta giusta quando l'acqua è salmastra, quando nitrati, arsenico o altri contaminanti superano i limiti, quando un processo industriale richiede acqua a bassa conducibilità oppure quando si vuole un'acqua da bere di qualità costante.
Se invece il problema è solo il calcare, spesso basta un addolcitore; se riguarda solo cloro e sapore, possono bastare i carboni attivi. Per questo non esiste un impianto «standard».
Il punto di partenza è sempre l'analisi. Salinità, durezza, ferro e carica batterica determinano il pretrattamento, il tipo di membrane e la taglia dell'impianto. Senza questi dati si rischia di spendere troppo o, peggio, di rovinare le membrane in pochi mesi.
Quanta manutenzione richiede
Meno di quanto si pensi, se l'impianto è dimensionato bene: sostituzione periodica dei prefiltri, controllo dei dosaggi e degli strumenti e, quando serve, lavaggio delle membrane. Con un pretrattamento adeguato le membrane lavorano per anni.

